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Una legge per riprendersi le spiagge libere

E' la proposta di Sì Toscana a sinistra, secondo cui ogni Comune costiero dovrà riservare almeno il 50 per cento delle proprie spiagge a uso pubblico

FIRENZE — Fra il 50 e il 60 per cento delle spiagge di competenza dei Comuni deve essere a uso pubblico. Questa, in estrema sintesi, è la proposta di legge presentata dal gruppo Sì Toscana a sinistra, con i consiglieri regionali Tommaso Fattori e Paolo Sarti.

Secondo quanto riportato dai due consiglieri, nel rapporto presentato dall'associazione dei consumatori sarebbe emerso che, di anno in anno, c'è stato un inesorabile aumento dei prezzi per l'utilizzo dei servizi offerti dagli stabilimenti balneari, per un costo stimato di circa trenta euro al giorno per famiglia che raddoppiano se sommato alle spese per parcheggio, docce e cabine. 

"L'accesso e il godimento del mare - hanno commentato Fattori e Sarti - è un diritto sancito dal codice civile, secondo cui lo sfruttamento delle spiagge per finalità turistico commerciali è consentito purché non si comprometta la destinazione fondamentale e intrinseca di questo bene pubblico".

La proposta di legge vuol andare a disciplinare l'uso che i singoli Comuni fanno del proprio territorio demaniale marittimo, imponendo che una quota di spiagge, compresa tra il cinquanta e il sessanta percento, venga destinata all'uso pubblico e alla libera balneazione.

Sempre secondo la proposta di legge, in caso di mancato adeguamento entro novanta giorni, si applicherebbe la percentuale massima (60 per cento) e al Comune non verrebbe data la possibilità di rilasciare nuove concessioni demaniali marittime. 

Secondo i due consiglieri, per quanto riguarda le concessioni già in vigore prima dell'approvazione della legge, queste proseguiranno fino alla loro naturale scadenza prima di essere regolate dalla nuova norma.

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